UniversitÓ Giustino Fortunato Storia del Diritto Romano

Le fonti del diritto nell’età tardoantica. I codici

 

 

Il diritto volgare.

Dalla fine del III secolo d.C. l’ordinamento giuridico romano subì profondedue commercianti che parlano fra loro in termini di diritto trasformazioni, che determinarono il venir meno della molteplicità di fonti che avevano caratterizzato il principato.
L’assolutismo imperiale, affermatosi con Diocleziano e Costantino, decretò come unica fonte del diritto le leges imperiales.
D’altra parte l’incontro con la cultura greco-orientale determinò l’ingresso nel diritto romano di nuove consuetudini e prassi, in particolare nella pratica commerciale e, conseguentemente, una semplificazione dell’ordinamento.
La semplificazione si esplicò nella scomparsa degli antichi negozi solenni del ius civile e nella fusione di ius civile, ius honorarium e ius extraordinarium in un unico diritto, fenomeni dovuti entrambi all’influenza della prassi e non a un intervento dell’imperatore.

La pragmatica sanctio e l’adnotatio.

raccolte di costituzioni imperialiNel tardo Impero il ruolo della giurisprudenza fu ridimensionato: i giuristi non esercitavano più una funzione creativa, ma si limitarono a compilare raccolte di costituzioni imperiali, le leges, o di scritti dei giuristi dell’età del principato, cosiddetti iura.
Per quanto riguarda le leges i tipi più frequenti di costituzioni imperiali furono le leges generales e i rescripta, che includevano anche i decreta, mentre scomparvero i mandata.
Si affermarono due nuovi provvedimenti: la pragmatica sanctio e l’adnotatio.


La prima fece la sua comparsa nel V secolo d.C. e fu utilizzata a vari scopi, ad esempio per rispondere alle istanze provenienti da città o province e per comunicare le costituzioni adottate all’imperatore dell’altra pars Imperii: essa si collocava a metà strada fra un rescritto e una lex generalis.


L’adnotatio, risposta a margine di una richiesta, serviva a concedere privilegi o esenzioni di varia natura.
Con l’imperatore Costantino (312-337 d.C.) i rescritti furono sottoposti a progressive limitazioni: fu vietata la loro applicazione a casi analoghi, si stabilì che quelli contrari al diritto vigente non avessero valore di fonte e vennero favorite le leges generales.

La legge delle citazioni.

Tra la fine del III e l’inizio del IV secolo d.C. si moltiplicarono le riedizioniun grosso codice con sopra scritto il titolo “legge delle citazioni” e intorno giudici e giuristi che lo consultano di opere dei giureconsulti di età precedente, spesso con notevoli alterazioni, soppressioni di frasi o interi periodi, aggiunta di termini nuovi e così via.
Poteva capitare che annotazioni fatte a margine per spiegare meglio il significato di un principio o di un istituto, le glosse, venissero incorporate nel testo.
Per mettere ordine nell’enorme mole di materiale lasciato dai giuristi classici, nel 426 d.C. l’imperatore d’Occidente Valentiniano III emanò una costituzione nota come “legge delle citazioni”: fu stabilito che nella prassi dei tribunali fosse possibile utilizzare solo le opere di Papiniano, Paolo, Ulpiano, Gaio e Modestino.
Nel caso in cui su una stessa questione i pareri fossero discordi, bisognava seguire l’opinione della maggioranza; in ultima analisi prevaleva il responso di Papiniano e, se questi non si era pronunciato, il giudice poteva seguire il parere che riteneva più giusto.

I codici: Gregoriano, Ermogeniano e Teodosiano.

Le prime raccolte di costituzioni imperiali risalgono all’epoca di Diocleziano (284-305 d.C.) e provengono quasi tutte dalla pars Occidentis; la giurisprudenza operante nell’area orientale non si dedicò alla produzione di antologie, privilegiando lo studio diretto delle opere classiche e promuovendone la codificazione.

Le più importanti raccolte private di leges furono il Codice Gregoriano e il Codice Ermogeniano.

Del primo, risalente al 293 d.C. circa e largamente utilizzato dai compilatori giustinianei, ci sono giunte testimonianze indirette contenute nelle leggi romano-barbariche e in alcune raccolte miste di leges e iura, per esempio nei Vaticana Fragmenta. Era composto da quattordici o forse quindici libri suddivisi in titoli e sembra comprendesse costituzioni emanate fino ad Adriano (117-138 d.C.). Le costituzioni erano divise per materia (criterio sistematico) e, all’interno di ciascun titolo, in ordine cronologico.

Il Codice Ermogeniano, emanato in Oriente come l’altro, raccoglieva principalmente rescritti dell’imperatore Diocleziano emanati dopo il 291 d.C.; non ci è giunto direttamente e anch’esso fu alla base del Codex Iustiniani. Non era diviso in libri ma in titoli, nei quali le costituzioni seguivano un ordine cronologico.
Entrambi i Codici, Gregoriano e Ermogeniano, ebbero larga diffusione e vennero utilizzati sia nella prassi che nelle scuole.
Nel 439 d.C. venne emanato in Oriente, per iniziativa dell’imperatore Teodosio II (408-450 d.C.), il Codice Teodosiano, prima raccolta ufficiale di costituzioni imperiali; l’imperatore Valentiniano III ne dispose poi l’entrata in vigore anche per l’Occidente.

Con una costituzione del 429 d.C. l’imperatore istituì una commissione di otto membri alla quale venne affidato l’incarico di preparare due raccolte: la prima contenente tutte le costituzioni a carattere generale emanate da Costantino in poi e, dal momento che l’opera doveva essere riservata allo studio, anche quelle non più in vigore; la seconda, destinata alla pratica, comprendente le sole costituzioni ancora in vigore nonché passi scelti di giuristi classici.

A causa delle difficoltà incontrate nella compilazione il progetto originario dovette essere rivisto.
Nel 435 d.C. fu nominata una seconda commissione, composta da sedici membri, che provvedesse alla redazione di un unico Codice, destinato sia alla scienza sia alla pratica, in cui fossero raccolte tutte le costituzioni imperiali da Costantino in poi, comprese quelle non più in vigore.

A differenza di quanto stabilito per la prima commissione, fu data ampia facoltà di alterare i testi laddove ritenuto necessario per conferire linearità e coerenza alla raccolta, anche mediante sunti e riduzioni.

il Codice GregorianoIl Codice Teodosiano era diviso in sedici libri, ognuno ulteriormente ripartito in titoli e le costituzioni erano riportate per materia e in ordine cronologico. Fra i libri il primo si occupava delle fonti del diritto e delle competenze dei funzionari imperiali; quelli dal secondo al quinto trattavano del diritto privato, mentre il nono riguardava il diritto criminale.


La sua entrata in vigore non determinò l’abrogazione del Codice Gregoriano e del Codice Ermogeniano, anzi il Codice Teodosiano aveva carattere integrativo delle precedenti compilazioni. Inoltre esso conteneva quasi esclusivamente leges generales, mentre negli altri due erano presenti per lo più rescritti ed epistole.


Il Codice Teodosiano, giuntoci incompleto attraverso vari manoscritti, restò in vigore in Oriente fino al 529 d.C., anno di pubblicazione del primo Codice giustinianeo, mentre in Occidente sopravvisse molto più a lungo poiché venne in gran parte trasfuso nella lex Romana Visigothorum, emanata nel 506 d.C. ed estesa all’Italia nel 568 d.C.

Iura e leges.

Fra le compilazioni di iura dell’età tardoantica, troviamo:

 

Nella giurisprudenza dell’età tardoantica si trovano anche compilazioni di iura, con particolare riferimento agli scritti di Gaio, Paolo e Ulpiano; consistevano in compendi o parafrasi spesso non fedeli all’originale.
Ricordiamo in proposito i Tituli ex corpore Ulpiani e le Pauli Sententiae.
Della prima opera, antologia di brani ulpianei inizialmente ritenuta riassunto di un’opera di Ulpiano, abbiamo notizia da un manoscritto incompleto risalente all’XI secolo.
Le cosiddette Pauli Sententiae, in cinque libri ripartiti in titoli, costituiscono una parte della lex Romana Visigothorum e non vanno attribuite al giurista Paolo essendo un’antologia di passi tratti da diverse opere di tale giurista e di altri autori.
Tra le opere di rielaborazione e commento di iura va ancora menzionata l’Epitome Gai, in due libri, un riassunto delle Institutiones di Gaio contenuto nella lex Romana Visigothorum.
Sempre nel basso Impero si collocano le raccolte miste di iura e leges, tra le quali ricordiamo i Fragmenta Vaticana e la Collatio legum Mosaicarum et Romanarum.
I primi, così chiamati perché scoperti nel 1821 presso la biblioteca Vaticana, comprendono brani di Paolo, Ulpiano e Papiniano e costituzioni imperiali del periodo fra il 205 e il 337 d.C., ad eccezione di una, databile non oltre il 372 d.C. Probabilmente si trattava di una compilazione privata, destinata alla pratica e all’insegnamento, risalente a prima del 438 d.C.
La Collatio legum Mosaicarum et Romanarum (anche detta Lex Dei), redatta con tutta probabilità in epoca dioclezianea o costantiniana, è un vero e proprio manuale che mette a confronto brani della legislazione di Mosè con testi di diritto romano. L’autore, forse cristiano o ebreo, si proponeva di dimostrare la derivazione del diritto romano da quello mosaico e dunque la superiorità di quest’ultimo. Oltre a brani di Gaio, Papiniano, Paolo, Ulpiano e Modestino, la Lex Dei ripropone costituzioni tratte dai Codici Gregoriano ed Ermogeniano.

Le leggi romano-barbariche.

Anche le leggi romano-barbariche, furono raccolte ad opera dei sovrani germanici in Occidente fra il V e il VI secolo d.C.
Fra esse si distinguono:

Editto di Teoderico lex Romana Burgundiorum lex Romana Visigothorum, o Breviarum Alaricianum
pubblicato in Italia intorno al 500 d.C., composto di centocinquantaquattro articoli, ispirati ai Codici Gregoriano, Ermogeniano e Teodosiano e a varie opere giurisprudenziali del VI secolo d.C., riprende norme del diritto romano senza citare le fonti VI secolo d.C. promulgata nel 506 d.C. dal re Alarico II, con estratti di diverse fonti giuridiche romane, riprodotte fedelmente, tra cui il Codice Teodosiano e l’Epitome Gai. Seguiva un commento del brano, che spesso ne travisava il significato, non per errore ma per attualizzare principi giuridici ormai superati.
applicabile a tutti i sudditi del regno ostrogoto realizzata per i sudditi romani del regno burgundo realizzata per i Romani del regno visigoto

Le leggi romano-barbariche non svolsero una funzione innovatrice, si limitarono a riprodurre più o meno fedelmente opere legislative e giurisprudenziali già note; possiamo perciò considerarle fonti di cognizione.

Il Corpus iuris civilis – il lavoro iniziale.

La legislazione dell’imperatore Giustiniano (527-565 d.C.), si divide in tre periodi:

  1. dal 528 al 534 d.C.
  2. dal 535 al 542 d.C.
  3. dal 543 al 565 d.C.

Nacque il Corpus iuris.

corpus iuris civilis come testo per lo studio e per la professione,

L’attività di codificazione dell’età tardoantica culminò nella legislazione dell’imperatore Giustiniano (527-565 d.C.).
Fu così imponente da poter essere suddivisa in tre periodi:

  1. dal 528 al 534 d.C., gli anni del primo Codice, del Digesto, delle Istituzioni e del secondo Codice;
  2. dal 535 al 542 d.C. caratterizzati da un’intensa produzione normativa, le Novellae constitutiones;
  3. dal 543 al 565 d.C., con l’emanazione di leggi, quantitativamente e qualitativamente inferiori.

Il Corpus iuris civilis giustinianeo, emanazione dell’imperatore, ebbe valore legislativo e non solo didattico.

Nel 528 d.C. Giustiniano emanò una costituzione con la quale diede incarico a una commissione appositamente istituita di redigere una raccolta aggiornata di costituzioni imperiali che sostituisse i Codici Gregoriano, Ermogeniano e Teodosiano.
La commissione ebbe la più ampia libertà di modificare, abbreviare e adattare le fonti utilizzate.
I lavori vennero portati a termine nel giro di un anno e il primo Codice, che non ci è pervenuto, fu pubblicato nel 529 d.C. con la costituzione Summa rei publicae.
Restò in vigore solo per qualche anno, sostituito nel 534 d.C. dal Codex repetitae praelectionis, pubblicato con la costituzione Cordi.
Il Codice era diviso in dodici libri e in titoli, che riguardavano le fonti del diritto, il diritto privato, il diritto penale e il diritto pubblico. Le costituzioni venivano riportate in ordine cronologico e raccoglievano la legislazione emanata da Adriano (117-138 d.C.) a Giustiniano.
Il testo dei provvedimenti spesso differiva da quello originale, essendo consentite interpolazioni e modificazioni per adattare le costituzioni riportate al diritto vigente.

Il Corpus iuris civilis – la conclusione dell’opera.

Nel 530 d.C. Giustiniano emanò la costituzione Deo auctore per selezionare collaboratori per i Digesta o Pandectae, pubblicati nel dicembre del 533 d.C. con la costituzione bilingue Tanta- Δεδωκεν.

leges

Nel 533 d.C. fu redatto un manuale elementare di diritto, che sostituì le Istituzioni di Gaio.

un testo di diritto elementare per i giovani studiosi di dirtitto

Dopo il 534 d.C. Giustiniano si dedicò all’attività legislativa con le Novellae constitutiones (o semplicemente Novellae).

novellae

 

Subito dopo la pubblicazione del primo Codice, Giustiniano si dedicò alla compilazione di iura. Emanò nel 530 d.C. la costituzione Deo auctore, con cui affidava al suo quaestor sacri palatii Triboniano il compito di selezionare dei collaboratori per la preparazione dell’opera, i Digesta o Pandectae.
Articolato in cinquanta libri, il Digesto avrebbe dovuto contenere una vasta selezione di brani di giuristi classici; i compilatori avevano ampia facoltà di intervento sui testi.
Triboniano si avvalse della collaborazione di sedici fra professori, avvocati e funzionari imperiali; il numero delle opere utilizzate fu enorme e si arrivò a ricavare più di novemila frammenti, appartenenti a una quarantina di giuristi, soprattutto a Ulpiano.
I Digesta vennero pubblicati nel dicembre del 533 d.C. con la costituzione bilingue Tanta- Δεδωκεν. Soprattutto da qui scaturisce la nostra conoscenza del diritto romano, nonostante numerose interpolazioni abbiano snaturato il contenuto delle fonti originarie.
Sempre nel 533 d.C. una commissione formata da tre membri, fra i quali Triboniano, ricevette l’incarico di redigere un manuale elementare di diritto, per fornire ai giovani, esattamente alla “cupida legum iuventus”, “la gioventù avida di diritto”, le nozioni giuridiche di base.
L’opera, Institutiones, in quattro libri, fu completata nello stesso anno, e sostituì le Istituzioni di Gaio.

Dopo il 534 d.C. si chiuse la fase delle codificazioni e Giustiniano si dedicò a un’intensa attività legislativa che s’interruppe alla sua morte, nel 565 d.C.
I provvedimenti emanati dopo il 534 d.C., alcuni in latino ma la maggior parte in greco, sono conosciuti come Novellae constitutiones (o semplicemente Novellae); innovarono molte branche del diritto, soprattutto quelli emanati fino al 542 d.C.
Le Novellae, redatte in una raccolta non ufficiale, costituiscono l’unica parte non compilativa della legislazione giustinianea.

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Approfondimenti

Prassi.

Il diritto nato dalla prassi viene definito dalla dottrina diritto volgare. Per volgarizzazione bisogna intendere l’adeguamento del diritto alle nuove esigenze avvenuto direttamente attraverso l’uso quotidiano, senza la mediazione della giurisprudenza.

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Giuristi.

Completamente inglobati nella burocrazia imperiale, caddero nell’anonimato. Gli ultimi due giuristi di cui abbiamo notizia, Ermogeniano e Arcadio Carisio, vissero nel periodo compreso fra Diocleziano e Costantino.

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Leges e iura.

Leges e iura formavano il ius ex scripto, mentre il diritto volgare costituiva il ius ex non scripto.

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Vennero favorite.

Ciò accadde un po’ in conseguenza dell’affermarsi dell’assolutismo imperiale, un po’ per la facilità con cui venivano corrotti gli addetti agli uffici incaricati di predisporre il testo dei rescritti da sottoporre all’approvazione dell’imperatore.

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Seguire.

Le opinioni di altri giuristi erano ammesse solo se citate da uno dei cinque previsti e purché si disponesse dell’opera originale in cui era contenuto il parere.

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Corpore.

Per corpus bisogna intendere una raccolta di passi scelti dello stesso autore.

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Editto.

Fu denominato editto e non lex perché Teoderico si considerava amministratore dell’Italia in nome del sovrano d’Oriente Zenone e non imperatore.

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